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era uscito un articolo per la mmia laurea:

Terni, una laurea a 55 anni
per battere la disabilità

Trent’anni fa precipitò durante una scalata

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di Corso Viola di Campalto

Carlo Catalano la montagna più alta l’ha scalata trent’anni fa dopo quel maledetto giorno di agosto. Sportivo e scalatore provetto aveva conquistato da poco il monte Bianco. Laureato all’Isef, per mantenersi in forma spesso si allenava alla parete dell’arrampicata di Ferentillo. Ma quel martedì la giornata di sole è durata pochissimo. Tutto sembrava filare liscio, come al solito. Ma intorno a mezzogiorno solo per lui è calato il buio profondo.
Il giovane ternano, 25 anni compiuti da poco, è scivolato banalmente ed è caduto in malomodo, battendo violentemente la nuca. Svenendo. Un’emorragia celebrale. La corsa in ospedale e il ricovero al Reparto di Terpia intensiva. Quando gli specialisti lo hanno visitato hanno dato pochissime speranze ai genitori. Aveva perso l’uso della parola e dell’udito, ma soprattutto sarebbe stato costretto a vivere in una carrozzina per la mancanza totale di equilibrio.
Ma lui e la famiglia non si sono arresi. Scalino dopo scalino, giorno dopo giorno una serie di piccoli progressi sempre più evidenti. Per esprimersi l’uso di un «comunicatore computerizzato» grazie al quale ha iniziato a studiare.
Non ha mai mollato grazie anche agli assistenti della cooperativa «Casaliga», che gli sono stati sempre vicini e lo hanno aiutato e seguito negli studi.
Il traguardo più atteso l’altro giorno all’Università di Perugia con la Laurea in Scienze delle formazioni con la tesi «La tecnologia e i servizi della disabilità». Carlo così ha voluto dare una mano al prossimo usando la sua esperienza dopo 30 anni di carrozzina. Poco prima dell’incidente si era laureato in scienze motorie e frequentava il corso di Pedagogia. Per quattro anni ha studiato e dato gli esami con voti brillanti. Poi la sospirata laurea festeggiata da amici e familiari: «Mio figlio – racconta la mamma Maria Emilia che ha sempre seguito passo passo i progressi del figlio – ama i giovani e prima dell’incidente insegnava a bambini sport di tutti i tipi, frequentava e frequenta ancora il mondo degli scout. Non può correre con loro ma li segue e riesce a confrontarsi. Non si è arreso è questa è la cosa più bella, con caparbietà e forza di volontà è andato avanti trovando sempre nuovi interessi, così per lui la vita è ancora bella».
Tante le sue attività giornaliere. Ha anche scritto delle favole che ha raccolto in un libro. Tra queste sicuramente la più significativa è intitolata «Un coniglio racconta», una storia quasi autobiografica dove un coniglietto cade in una trappola finendo in una tagliola. Riesce a fuggire ma ha le zampette amputate.
Non si arrende e non potendo più fare quello che faceva prima si è adatta alla nuova vita molto bene. Come accaduto a Carlo che non potendo più scalare le sue montagne si è realizzato studiando. Soprattutto pensando alla disabilità di altre persone.

Giovedì 09 Maggio 2013 – 11:56    era stato fatto su Il Messaggero:

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IL BAMBINO CHE NON MANGIAVA CAROTE

IL BAMBINO CHE NON MANGIAVA CAROTE

C’era un bambino che mangiava di tutto, meno le carote che, com’e’ noto fanno bene alla vista, infatti avete mai visto un coniglio con gli occhiali?

Il bambino portava gli occhiali che un giorno si ruppero; nessun ottico riusci’ a ripararli e il bambino, continuo’, a vedere il mondo per traverso (forse lo vedeva meglio degli altri), ma Luigi (il bambino) voleva vederlo bene e per questo si mise a piangere e a disperarsi.

Il signicato, di questa storia, lo deve trovare chi la legge.