30 novembre 2012

Ieri sera sono uscito ma era una serata decisamente no: quando sono sceso la sedia a rotelle era bucata, poi il ciclista mi ha detto che dovevo cambiare la camera d’aria, poi si è sfilata un’asta e sono tornato dal ciclista, poi sono andato dal ferramenta che me l’ha bloccata.

Stamattina mi ha fatto la doccia Ana è venuto Mirco e dopo colazione sono andato al Continente, al bar ho letto il giornale: domenica decidono chi sarà il candidato di centrosinistra (ho il sospetto che sarà Bersani), però mi resta un dubbio: dopo che si sono “scannati” alle primarie come faranno ad andare d’accordo!

Ieri la Santanchè ha detto che nel centrodestra non ci saranno le primarie, ho sempre avuto dei dubbi che le facessero.

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28 novembre 2012

Oggi è venuto Paolo, dopo aver fatto barba e colazione, sono andato al Continente, al bar ho letto il giornale: l’Ilva di Taranto è un problema. C’è il dilemma se sia più importante la vita o come si vive (io sono per la vita).

Una bambina a chiesto a Bersani: “una bambolina rossa per me e uno stipendio per mia mamma” … sembra che siano stati mobilitati i fabbricanti di bambole!

27 novembre 2012

Oggi è venuta Isabella, sono andato a Narni per dare l’ultimo esame (statistica 2).

Ho finito in bellezza, ci ho preso 30!!!!!!

Per quello che ho studiato è un voto veramente alto.

Ho fatto delle foto:

Immagine

26 novembre 2012

ieri sono stato all’assemblea regionale (scout) ho rivisto Daniela ma solo vistro (non ci ho neanche parlato) ho fatto alcune foto:

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da AVAAZ

Tra poche ore l’Uganda potrebbe approvare una legge che potrebbe introdurre la pena di morte o l’ergastolo per l’omosessualità. Una mobilitazione internazionale ha rimandato la legge l’anno scorso: abbiamo bisogno di alzare la pressione per spingere il Presidente Museveni a difendere i diritti umani e fermare questa legge brutale. Firma sotto e dillo a tutti:

Il Parlamento ugandese vuole approvare una legge brutale che potrebbe introdurre la pena di morte per il reato di omosessualità. Se lo faranno, migliaia di ugandesi potrebbero essere uccisi o condannati all’ergastolo soltanto perché gay.

Già in passato siamo riusciti a fermare questa legge, e possiamo farlo ancora. Dopo l’enorme appello globale dell’anno scorso, il Presidente ugandese Museveni aveva bloccato la legge. In Uganda il malcontento nei confronti della politica sta crescendo, e gli estremisti religiosi in Parlamento sperano che la confusione e la violenza che regnano nelle strade possano distrarre la comunità internazionale e far passare inosservato il secondo tentativo di adottare questa legge piena d’odio. Possiamo dimostrare che il mondo ha ancora gli occhi puntati su di loro.

Non abbiamo tempo da perdere. Raggiungiamo un milione di voci contro la legge anti-gay in Uganda nelle prossime 24 ore: le consegneremo ai leader ugandesi e a dei paesi chiave che li possano influenzare. Clicca qui per entrare in azione e poi gira questa email a tutti:

http://www.avaaz.org/it/uganda_stop_gay_death_law/?baTTibb&v=19431

Essere gay in Uganda è già pericoloso e orribile. Gli ugandesi LGBT sono continuamente minacciati e picchiati, e solo l’anno scorso l’attivista per i diritti degli omosessuali, David Kato (foto qui sopra) è stato brutalmente massacrato in casa sua. Ora sono minacciati ancora di più da questa legge draconiana che potrebbe imporre il carcere a vita alle persone condannate per aver avuto relazioni con persone dello stesso sesso e la condanna a morte per i recidivi. Persino chi lavora per le ONG impegnate nella prevenzione dell’HIV secondo questa legge possono essere incarcerate con l’accusa di “promuovere l’omosessualità”.

Proprio ora l’Uganda è in pieno fermento politico: milioni di euro di aiuti scomparsi hanno gettato nello scandalo il Parlamento. Questo scompiglio ha fornito agli estremisti religiosi in Parlamento la migliore opportunità di ritirare fuori la legge anti-gay, dandole il nome di “Regalo di Natale” agli ugandesi.

Il Presidente Museveni ha già tolto il suo sostegno a questa legge una volta, dopo che la pressione internazionale ha minacciato di bloccare gli aiuti all’Uganda. Facciamo crescere una petizione di un milione di firme per fermare la pena di morte contro i gay ancora una volta e per salvare vite umane. Ci rimangono solo poche ore: firma sotto e fai il passaparola con amici e famiglia:

http://www.avaaz.org/it/uganda_stop_gay_death_law/?baTTibb&v=19431

La volta scorsa, la nostra petizione internazionale che condannava la pena di morte contro i gay era stata consegnata in Parlamento, diventando una notizia diffusa in tutto il mondo e sufficiente a bloccare la legge per diversi mesi. Quando una rivista ugandese ha pubblicato i nomi, le foto e gli indirizzi di 100 sospetti gay, che erano stati poi minacciati, Avaaz ha sostenuto un’azione legale contro la rivista e abbiamo vinto! Insieme ci siamo messi dalla parte della comunità gay in Uganda, e ora hanno bisogno di noi più che mai.

Con speranza e determinazione,

Emma, Iain, Alice, Morgan, Brianna e il resto del team di Avaaz

24 novembre 2012

Oggi è venuto Paolo, dopo barba e colazione sono andato al Continente, al bar ho letto il giornale: Monti dice che, al summit europeo, le esigenze dell’Italia sono state rispettate ma, non capisco se hanno deciso di rimandare le decisioni!

Il vicecapo della polizia ha parlato di rischio per gli agenti (riguardo il numero identificativo), penso parlasse di rischio che vengano identificati dai facinorosi, allora si può dare il numero prima della manifestazione, numero che cambia ogni volta e, registrato su un registro interno.

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