30 settembre 2011

Oggi è venuta Isabella, ho fatto la doccia poi sono andato al Continente, al bar ho letto il giornale: il presidente uscente della BCE (J. Tricher) e quello futuro (M. Draghi) hanno scritto a Berlusconi (sparando in molte direzioni ma hanno concluso con le province).

Dopo sono andato a comprare il dentifricio.

da AVAAZ

Cari amici,

Il governo della Bolivia è nel caos per la costruzione di una mega-autostrada che taglierebbe in due l’Amazzonia, distruggendo così la foresta. A seguito della repressione brutale contro i manifestanti indigeni, il Presidente è dovuto tornare sui suoi passi per riconsiderare la sua decisione. Mettiamoci dalla parte delle coraggiose comunità indigene per fermare la violenza e proteggere l’Amazzonia – firma ora e inoltra la petizione a tutti:

Firma la petizione

Domenica la polizia boliviana ha usato gas lacrimogeni e manganelli contro le popolazioni indigene, inclusi donne e bambini, che manifestavano contro la costruzione di una mega-autostrada illegale che taglierà in due la foresta amazzonica.

72 ore dopo il paese è caduto in crisi: il Ministro della difesa ha rassegnato le dimissioni per disgusto, i boliviani hanno occupato le strade del paese e il Presidente Evo Morales è stato costretto a sospendere momentaneamente la costruzione dell’autostrada. Alcune multinazionali molto potenti, però, hanno già cominciato a disboscare questa preziosa riserva naturale. Solo se il mondo si metterà dalla parte di questi coraggiosi leader indigeni potremo far sì che l’autostrada segua un altro percorso e garantire così la protezione della foresta.

Avaaz ha appena consegnato una petizione d’emergenza firmata da 115.000 membri della Bolivia e dell’America Latina a due ministri importanti: ora sono estremamente preoccupati e sotto pressione. Dopo questi episodi di brutale violenza dobbiamo agire con maggiore urgenza e lanciare un allarme per fermare la repressione e la costruzione dell’autostrada. Clicca per firmare la petizione – sarà consegnata in maniera spettacolare al Presidente Evo Morales non appena raggiungeremo le 500.000 firme:

http://www.avaaz.org/it/bolivia_stop_the_crackdown/?vl

Migliaia di indigeni hanno manifestato per sei settimane, dall’Amazzonia alla capitale. Alla fine, durante un incontro con Avaaz la settimana scorsa, il Ministro degli Affari esteri della Bolivia si è impegnato ad aprire un dialogo con i leader. Sabato è andato a parlare con i manifestanti, ma quando ha rifiutato di rispondere persino alle domande più basilari, lo hanno costretto a marciare con loro per un’ora per oltrepassare il blocco della polizia. Il giorno seguente gruppi di forze armate hanno fatto irruzione nell’area dove i manifestanti avevano messo su le tende, picchiando i presenti e chiudendo in galera centinaia di loro, dopo essere stati portati via a forza.

L’autostrada lunga 300 km taglierebbe in due il territorio TIPNIS (Territorio Indigeno e Parco Nazionale Isiboro Sécure), il gioiello della foresta amazzonica boliviana, famoso per i suoi enormi alberi, fauna selvatica e acqua purissima. La natura incontaminata e il significato culturale del TIPNIS gli hanno valso lo status di area doppiamente protetta, sia come parco nazionale che come riserva degli indigeni. L’autostrada è finanziata dal Brasile e collegherebbe il Brasile con i porti del Pacifico. Ma sarebbe un’arteria velenosa che distruggerebbe queste comunità e la foresta e aprirebbe questa terra incontaminata al disboscamento, alle esplorazioni di petrolio e di minerali, e alle attività industriali e agricole in larga scala. Uno studio recente dimostra che se l’autostrada fosse portata a compimento, il 64% del parco sarebbe disboscato entro il 2030.

La legge internazionale e quella boliviana dicono che i leader indigeni devono essere consultati se il governo vuole appropriarsi della loro terra, e le comunità indigene pretendono alternative sicure dove sviluppare la crescita economica e l’integrazione regionale. Ma il governo ha ignorato la loro opposizione e ha fallito nel prevedere una strada alternativa che non passasse per il TIPNIS. Morales ora invoca un referendum per la regione che ignora la legge e che è visto da molti come un tentativo di costruire illegittimamente il consenso.

Morales, primo Presidente indigeno della Bolivia, è conosciuto in tutto il mondo per le sue battaglie in difesa dell’ambiente e delle popolazioni indigene. Incoraggiamolo a rimanere saldo ai suoi principi, ora che questo conflitto latente ha raggiunto il suo picco violento, e mettiamoci dalla parte di quelli che sono in prima linea per difendere l’Amazzonia e per rispettare le comunità indigene. Firma questa petizione urgente per fermare la repressione e la costruzione dell’autostrada fuorilegge:

http://www.avaaz.org/it/bolivia_stop_the_crackdown/?vl

Ancora una volta la protezione della terra da cui tutti dipendiamo e i diritti delle popolazioni indigene sono sacrificati dai nostri governi sull’altare dello sviluppo e della crescita economica. I nostri leader scelgono le attività minerarie e la deforestazione anziché la nostra sopravvivenza, favorendo i profitti delle multinazionali. Nel futuro che tutti noi vogliamo l’ambiente e le vite di persone innocenti vengono prima del profitto. Il Presidente Evo Morales ora ha l’opportunità di mettersi dalla parte della sua gente, salvare l’Amazzonia e ripensare a cosa lo sviluppo significhi per l’America Latina in termini concreti.

Con speranza,

Luis, Laura, Alice, Ricken, David, Diego, Shibayan, Alex e il resto del team di Avaaz

28 settembre bis

Il vescovo di Grosseto monsignot Barberini si lancia in una difesa a tutto campo di Berlusconi e in un atto di accusa verso Vendola: http://www.blogville.it/per-il-vescovo-vendola-gay-pecca-piu-di-berlusconi.html

28 settembre 2011

Stamattina è venuto Paolo. Dopo aver fatto la barba, sono andato al Continente e al bar ho letto il giornale: penso che Berlusconi non ha fatto nessun reato (non è detto!).

I  suoi elettori, però, ci dovrebbero pensare prima di votare un maniaco!Isabella Rauti (la moglie di Alemanno) è stara paragonata alla Minetti, con il suo partito degli onesti, la vedo più simile a Cicciolina!

27 settembre 2011

Oggi è venuta Isabella (non so perché non è venuta Anna) ho fatto la doccia poi sono andato al Continente.

Al bar ho letto il giornale: la CEI per bocca di Bagnasco ha criticato Berlusconi,

nonostante la “sperticata” difesa di Lupi, Berlusconi ha accusato il colpo ed, ha farfugliato: “non me la meritavo  (ha la memoria corta!).

26 settembre 2011

Oggi è venuta Roberta (si deve essere alzata maleJ) dopo sono andato al Continente ed al bar ho l3etto il giornale: hanno chiesto ad Alemanno: “a che serve fare i punti programmatici se finisce la legislatura (si dice sempre di più, ora anche a destra, che Berlusconi deve dare le dimissioni)?

A buttare fumo negli occhi servono le riforme!

da AVAAZ

Emergenza: fra qualche ora il Presidente Abbas deciderà se resistere alle pressioni degli Stati Uniti e lasciare quindi che sia il mondo a votare sul riconoscimento dello stato palestinese, oppure partire da New York senza soluzioni concrete. Inondiamo i nostri governi di chiamate e messaggi per dire loro di mettersi dalla parte di Abbas, e inviamo un’ondata enorme di sostegno per chiedergli di non mollare – sarà consegnata da una flottiglia di Avaaz che passerà all’ONU oggi:

Agisci ora

La richiesta di riconoscimento dello stato palestinese potrebbe essere cestinata oggi, a meno che non saremo noi a salvarla. Mercoledì notte il Presidente Obama ha incontrato il Presidente palestinese Abbas e ha fatto di tutto per convincerlo a rinunciare al voto dell’Assemblea dell’ONU, che la Palestina vincerebbe sicuramente. E ieri sembrava che le pressioni avessero funzionato, con i palestinesi che avevano indietreggiato sul voto.

Se in queste ore non si raggiungeranno soluzioni concrete, la delusione per i palestinesi e per il mondo intero sarebbe enorme, e ciò metterebbe in serio pericolo la pace e alimenterebbe la disillusione, l’estremismo e la violenza. Ma possiamo ancora farcela. Fra poche ore Avaaz trasporterà una flottiglia ricoperta da cartelloni enormi sul fiume che scorre ai piedi dell’ONU. Un’altra barca di giornalisti dei principali media del mondo filmerà la flottiglia e farà interviste ai nostri portavoce. Se potremo dire che in 12 ore 250.000 persone si sono rivolte ad Abbas per chiedergli di non mollare, consentendo così al mondo intero di votare, indirizzeremo un forte messaggio ai media, influenzando così la decisione di Abbas in questo momento storico così delicato.

Questa settimana Avaaz ha incontrato diversi ministri degli esteri e le nostre manifestazioni a New York per consegnare la petizione di 1 milione di firme hanno fatto il giro dei media di tutto il mondo. Ma gli Stati Uniti sono furiosi: dobbiamo chiedere ad Abbas di andare avanti e ai nostri paesi di sostenerlo. Clicca sotto per firmare la petizione e manda urgentemente messaggi/fai chiamate/contatta su Facebook e Twitter i governi e i leader chiave, o lascia commenti ad articoli importanti per influenzare i media. Ci rimangono poche ore prima che il Presidente Abbas comunichi all’ONU la sua decisione. Facciamo tutto il possibile:

http://www.avaaz.org/it/urgent_18_hours_for_palestine/?vl

La richiesta di riconoscimento dello stato palestinese è un tentativo pacifico, moderato e diplomatico di ottenere la pace e di restituire ai palestinesi la speranza dopo 40 anni di occupazione, oppressione e colonizzazione da parte degli insediamenti israeliani. Garantirebbe colloqui di pace più bilanciati e giusti fra due stati entrambi legittimi. Avaaz ha commissionato dei sondaggi che dimostrano che la grande maggioranza delle persone di tutto il mondo sostiene questa richiesta. Ma il governo estremista d’Israele, con la sua influente lobby negli Stati Uniti, ha deciso di affossare questa proposta e mantenere così la Palestina debole, portando avanti altri anni di finti colloqui di pace mentre procede la colonizzazione di nuovi territori palestinesi. Paradossalmente questi estremisti mettono maggiormente a repentaglio Israele e non la Palestina, considerato che un numero crescente di palestinesi sta rinunciando alla soluzione dei due stati, per abbracciare invece una battaglia più di lungo termine, tipo quella in Sud Africa contro l’apartheid, in favore di un unico stato democratico e laico con eguali diritti per ogni credo e etnia, che significherebbe la fine di Israele come stato ebraico.

Sta succedendo qualcosa di grosso. Il Presidente Obama dice che lo stato palestinese può essere creato soltanto grazie ai negoziati con Israele. Ma quando Israele si adoperò per il riconoscimento come stato all’ONU, gli Stati Uniti non richiesero l’accordo con i palestinesi. Gli Stati Uniti sono a parole dalla parte dei manifestanti pro-democrazia in Libia, Siria e altrove, ma quando i palestinesi si battono per la libertà, Washington fa di tutto per soffocarla. Questa discriminazione è uno dei motivi per cui questo conflitto va avanti da decenni. Ma ora il mondo ne ha avuto abbastanza: 127 paesi – Brasile, India, Cina e Francia inclusi – hanno chiesto d’intraprendere una nuova strada. Se altri si uniranno, l’egemonia degli Stati Uniti e di Israele su questo conflitto potrebbe arrivare al termine, sostituito da un insieme di voci globali e regionali più ampio e più saggio, soprattutto se si tratta delle voci stesse dei cittadini. Tutto accadrà nelle prossime ore: facciamo sì che il mondo si metta dalla parte della Palestina:

http://www.avaaz.org/it/urgent_18_hours_for_palestine/?vl

Abbas sta per tenere il suo discorso. I bene informati dicono che lui si sente tradito dagli americani, dagli israeliani e dai leader arabi alleati con gli americani, con cui aveva lavorato finora per la pace. Il New York Times ha riportato una sua citazione di qualche giorno fa: “Sono stufo di queste persone, non so che fare”. Tutte le speranze del popolo palestinese sono sulle spalle di un uomo che, dopo essere stato tradito e indebolito dagli Stati Uniti, sta perdendo lui stesso la speranza. Ma la grande maggioranza del mondo sostiene il suo obiettivo, insieme all’80% del suo popolo. Chiediamogli di affidarsi al mondo intero e al suo popolo, lasciando che il mondo voti per il riconoscimento della Palestina, così da creare un nuovo stato insieme.

Con speranza,
Ricken, Emma, Wissam, Nicola, David e tutto il team di Avaaz

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